CIR: cos’è il Codice Identificativo Regionale e come ottenerlo, regione per regione (2026)

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Maurizio Sicuro

CEO | Hostmate

Imprenditore e professionista del settore hospitality, guida Hostmate da oltre 10 anni nello sviluppo di soluzioni complete per aiutare i proprietari a valorizzare i propri immobili attraverso gli affitti brevi.

Adempimenti e obblighi del CIN per gli affitti brevi

Autore: Maurizio Sicuro (CEO | Hostmate) | Pubblicato: 24 agosto 2026 | Aggiornato: 24 agosto 2026

Risposta rapida

Il CIR — Codice Identificativo Regionale (in alcune regioni “di Riferimento” o “di Struttura”) — è il codice che molte Regioni assegnano a ogni alloggio destinato a locazione turistica o attività ricettiva, da esporre negli annunci. Il punto che genera più confusione: il CIN nazionale non ha sostituito i codici regionali. Come chiarisce il Ministero del Turismo nelle FAQ della Banca Dati Strutture Ricettive, le disposizioni regionali sui codici identificativi restano valide, così come i relativi obblighi di esposizione: CIR e CIN coesistono, e vanno indicati entrambi. L’ordine corretto è: prima gli adempimenti regionali (SCIA o CIA al Comune) e il CIR dalla banca dati regionale, poi il CIN sulla BDSR — entro 30 giorni dall’ottenimento del CIR, dove il codice regionale è previsto. In questa guida: come funziona il percorso, il dettaglio operativo per Lombardia, Veneto e Puglia — le regioni dove gestiamo ogni giorno — e le sanzioni da conoscere.

Da quando è arrivato il CIN, la domanda che i proprietari ci fanno più spesso in fase di onboarding è: “ma il codice regionale serve ancora?”. La risposta è sì — e non è un dettaglio: chi espone solo il CIN in una regione che prevede anche il proprio codice resta scoperto su un obbligo che continua a esistere, con le relative sanzioni regionali. In Hostmate gestiamo oltre 200 immobili tra Lombardia, Veneto e Puglia dal 2017, e l’allineamento dei codici — regionale e nazionale, per ogni singola unità — è uno dei primi controlli che facciamo su ogni immobile che prendiamo in gestione. Questa guida è il gemello della nostra guida completa al CIN: lì trovi tutto sul codice nazionale, qui mettiamo ordine sul livello regionale — cos’è il CIR, come si ottiene, e come funziona concretamente nelle tre regioni in cui operiamo.

Cos’è il CIR e a cosa serve

Un codice per ogni alloggio

Il CIR identifica in modo univoco la singola unità ricettiva o l’alloggio in locazione turistica presso la Regione. Nasce prima del CIN, con due scopi: dare alle autorità uno strumento di controllo sull’offerta turistica e far emergere il sommerso — lo stesso obiettivo che il legislatore nazionale ha poi perseguito su scala nazionale con il CIN.

Perché esiste ancora, ora che c’è il CIN

Il decreto che ha istituito il CIN (D.L. 145/2023) non ha abrogato le normative regionali: le Regioni restano competenti sui propri codici, e il Ministero lo ha messo nero su bianco nelle FAQ ufficiali della BDSR. Il risultato pratico per un proprietario: due codici, due obblighi di esposizione. Negli annunci online di un alloggio lombardo, ad esempio, devono comparire sia il CIR sia il CIN.

CIR e CIN a confronto

CIR (regionale)CIN (nazionale)
Chi lo rilasciaLa Regione (tramite banca dati regionale)Ministero del Turismo (BDSR)
Quando si richiedeDopo SCIA/CIA al ComuneDopo il CIR, entro 30 giorni (dove il CIR è previsto)
Dove si ottienePiattaforma regionale (es. ROSS1000, DMS Puglia)bdsr.ministeroturismo.gov.it (SPID/CIE)
Dove va espostoAnnunci e comunicazione promozionale (secondo la norma regionale)Annunci online e offline + esterno dello stabile
SanzioniPreviste dalle singole leggi regionaliDa 800 a 8.000 € (assenza), da 500 a 5.000 € (mancata esposizione)

Come si ottiene: il percorso in 3 passi

Passo 1 — SCIA o CIA al Comune. Tutto parte dallo sportello SUAP del Comune dove si trova l’immobile: le strutture ricettive presentano la SCIA, mentre per le locazioni turistiche “pure” in genere basta la CIA (comunicazione di inizio attività) — la distinzione esatta dipende dalla regione. Il quadro completo degli adempimenti di partenza è nella nostra guida agli adempimenti delle locazioni brevi.

Passo 2 — Registrazione nella banca dati regionale e CIR. Con la pratica comunale trasmessa, l’alloggio viene censito nell’anagrafe regionale delle strutture e riceve il codice: nelle regioni che usano ROSS1000 (come Lombardia e Veneto) il CIR compare nell’anagrafica della struttura alla voce “codice regione”.

Passo 3 — CIN sulla BDSR. Con il CIR in mano, si accede con SPID o CIE alla Banca Dati Strutture Ricettive nazionale, si verificano i dati precompilati e si richiede il CIN — entro 30 giorni dall’ottenimento del codice regionale. Da lì in poi, entrambi i codici vanno tenuti esposti secondo le rispettive regole.

Regione per regione: come funziona dove operiamo noi

Lombardia: il CIR di ROSS1000

In Lombardia il Codice Identificativo di Riferimento è previsto dall’art. 38, commi 8-bis e 8-ter, della L.R. 27/2015 ed è disciplinato dalla D.G.R. XII/169 del 2023. Riguarda tutte le strutture ricettive e gli alloggi in locazione turistica: si presenta la CIA (o la SCIA per le strutture) al SUAP del Comune, la pratica passa alla Provincia o alla Città Metropolitana di Milano, e nella sezione dedicata alla struttura su ROSS1000 compare il codice regione, che corrisponde al CIR da pubblicizzare. È il percorso che seguiamo per ogni immobile milanese che prendiamo in gestione.

Veneto: il codice del Regolamento 2/2019

In Veneto il codice identificativo per le locazioni turistiche è stato introdotto con il Regolamento regionale n. 2 del 3 settembre 2019: a ciascun alloggio registrato nell’anagrafe regionale viene assegnato automaticamente un codice tramite ROSS1000, visibile — come in Lombardia — nell’anagrafica alla voce “codice regione”. La Regione prevede anche la targa “Locazione turistica” con il codice identificativo per l’esposizione. A Venezia, dove il quadro si somma a contributo di accesso e regolamento comunale, teniamo tutto allineato all’interno della nostra gestione affitti brevi a Venezia.

Puglia: il CIS su DMS Puglia

La Puglia ha scelto un nome diverso — CIS, Codice Identificativo di Struttura — ma la logica è la stessa: previsto dalla L.R. 57/2018, è obbligatorio dal 1° luglio 2020 per tutte le strutture e gli alloggi in locazione turistica, e si ottiene tramite il DMS Puglia, il sistema regionale del turismo. Il codice, di 19 caratteri, va esposto in ogni annuncio e comunicazione. È uno dei passaggi che curiamo per i proprietari nella gestione degli affitti brevi a Bari.

E nelle altre regioni?

Ogni Regione fa storia a sé: alcune hanno un codice con nome e piattaforma propri, altre non l’hanno (in quel caso il CIN si richiede direttamente all’avvio dell’attività). La regola operativa è una sola: prima di pubblicare un annuncio, verifica sul portale turismo della tua Regione se un codice regionale è previsto e con quale procedura — e solo dopo passa alla BDSR per il CIN. Diffida degli elenchi “regione per regione” non ufficiali trovati online: le procedure cambiano spesso, e la fonte giusta è sempre il sito regionale.

Esposizione e sanzioni: dove si sbaglia più spesso

Gli errori che vediamo più di frequente sono tre. Esporre solo il CIN dimenticando il codice regionale (o viceversa): gli obblighi sono cumulativi. Un solo codice per più unità: CIR e CIN identificano la singola unità — due appartamenti nello stesso stabile hanno codici diversi, ciascuno da esporre nel proprio annuncio. Annunci vecchi mai aggiornati: il codice va su tutti i canali dove l’alloggio è pubblicizzato, non solo su quello principale. Sul fronte sanzioni, per il CIN si va da 800 a 8.000 € per l’assenza del codice e da 500 a 5.000 € per la mancata esposizione (con rimozione dell’annuncio), applicabili dal 2 gennaio 2025; a queste si aggiungono le sanzioni previste dalle singole leggi regionali per il codice regionale. La compliance dei codici è inclusa nella nostra gestione completa: se preferisci non pensarci, parti dalla valutazione gratuita.

Domande frequenti

Il CIN ha sostituito il CIR?

No, e lo dice espressamente il Ministero del Turismo nelle FAQ della Banca Dati Strutture Ricettive: le disposizioni regionali sui codici identificativi restano valide, insieme ai relativi obblighi di esposizione. CIR e CIN coesistono: il primo identifica l’alloggio presso la Regione, il secondo presso lo Stato. In pratica, in una regione che prevede il proprio codice, negli annunci devono comparire entrambi. Chi ha esposto solo il CIN pensando che il codice regionale fosse superato è bene che rimedi subito: l’obbligo regionale non è mai venuto meno.

Serve prima il CIR o il CIN?

Prima il CIR. Il percorso corretto parte dagli adempimenti comunali (SCIA o CIA al SUAP), prosegue con la registrazione nella banca dati regionale — da cui arriva il codice regionale — e si chiude sulla Banca Dati Strutture Ricettive nazionale, dove si richiede il CIN entro 30 giorni dall’ottenimento del CIR. Nelle regioni che non prevedono un codice regionale, il CIN si richiede direttamente all’avvio dell’attività. Provare a fare il CIN senza aver sistemato il livello regionale è la ricetta per pratiche bloccate e dati non allineati.

Dove trovo il mio CIR se sono in Lombardia o in Veneto?

In entrambe le regioni il codice è visibile nell’anagrafica della struttura sulla piattaforma ROSS1000, alla voce “codice regione”. L’accesso alla piattaforma viene fornito dopo che la pratica presentata al Comune (CIA o SCIA) è stata trasmessa alla Provincia o alla Città Metropolitana competente. Se hai presentato la comunicazione ma non hai ricevuto le credenziali, il riferimento è l’amministrazione provinciale del territorio dove si trova l’immobile.

Dove va esposto il CIR?

Negli annunci e in ogni comunicazione promozionale dell’alloggio, secondo quanto previsto dalla norma della tua regione: portali di prenotazione, sito proprio, social, materiale cartaceo. Il CIN nazionale ha regole di esposizione proprie e in parte più ampie (annunci ovunque pubblicati, più l’esposizione all’esterno dello stabile). La prassi corretta — ed è quella che seguiamo sui nostri annunci — è indicare entrambi i codici in ogni annuncio, così da coprire i due obblighi senza eccezioni.

Cosa rischio se pubblico un annuncio senza codici?

Sul fronte nazionale, le sanzioni per il CIN vanno da 800 a 8.000 € se il codice manca del tutto e da 500 a 5.000 € per la mancata esposizione, con la rimozione dell’annuncio. Sul fronte regionale, ogni legge prevede le proprie sanzioni per l’assenza o la mancata esposizione del codice regionale. Vale anche per gli annunci pubblicati dalle piattaforme: i portali sono tenuti a garantire l’indicazione del CIN negli annunci, ma la responsabilità dei dati resta di chi affitta.

Se do l’immobile in gestione, i codici li fa l’agenzia?

Una gestione seria esegue le pratiche per tuo conto: CIA o SCIA al Comune, registrazione regionale, richiesta del CIN in BDSR ed esposizione dei codici su tutti gli annunci. Attenzione però: la titolarità degli adempimenti resta in capo alla struttura, quindi nel contratto di gestione deve essere scritto chi fa cosa, e tu devi ricevere copia di codici e pratiche. Se un operatore ti dice che “ci pensa la piattaforma” o che il codice regionale non serve più, è un segnale d’allarme sulla sua competenza normativa.

Conclusione

Il CIR non è un residuo del passato: è il primo anello della catena che porta al CIN, e i due codici vanno tenuti esposti insieme, unità per unità, annuncio per annuncio. La procedura non è complicata, ma è fatta di passaggi in sequenza — Comune, Regione, BDSR — dove un errore all’inizio blocca tutto il resto. Se preferisci che se ne occupi chi lo fa ogni settimana, la compliance dei codici è inclusa nella nostra gestione: richiedi la valutazione gratuita e ti diciamo anche a che punto è la tua situazione attuale, senza impegno.

Fonti

  1. Ministero del Turismo. “FAQ Banca Dati Strutture Ricettive (BDSR)” (il CIN non sostituisce i codici regionali, procedura di richiesta, termine dei 30 giorni, obblighi di esposizione, sanzioni applicabili dal 2 gennaio 2025). ministeroturismo.gov.it
  2. Regione Lombardia. “Codice Identificativo di Riferimento (CIR)” (art. 38, commi 8-bis e 8-ter, L.R. 27/2015; D.G.R. XII/169/2023; procedura SUAP → Provincia/Città Metropolitana → ROSS1000). regione.lombardia.it
  3. Regione del Veneto. “Codice Identificativo Nazionale” e “Locazioni turistiche” (codice identificativo assegnato tramite ROSS1000, Regolamento regionale n. 2/2019, targa locazione turistica). regione.veneto.it
  4. Regione Puglia. “CIS — Codice Identificativo di Struttura: obbligatorio dall’1 luglio 2020” (L.R. 57/2018, rilascio tramite DMS Puglia). regione.puglia.it

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